Racconti
Libratis Alis pendeo
Bene, rieccoci incastrati e legati dentro Alpha-Mike per l’ennesima volta. L’ ennesimo decollo per l’ ennesima lezione. Dalla metà di aprile ad oggi, 29 giugno, quanti decolli avremo fatto? Quante volte avremo staccato la nostra ombra da terra? Beninteso per pochi minuti, anche se inizio ad intravedere quello che sarà, spero, tra qualche mese il piacere di volare fine a se stesso.
Quale sarà il compito di oggi?, manovre?, procedure? vedremo.
Mentre eseguo i soliti controlli a strumenti e comandi cerco di ricordarmi di fare la notifica radio alla torre, una volta che me ne sono dimenticato ho dovuto pagare pegno ( la solita bottiglia per il gruppo Alcolisti Anonimi che si raduna a sera ).
Il collega che ci fa assistenza si avvicina con il cavo di traino, tiro il comando per aprire il gancio, al suo pugno chiuso lo rilascio, ecco fatto l’ ennesimo aggancio.
Prima che me ne dimentichi effettuo la notifica radio: << NOVI RADIO DA ALPHA-MIKE, EQUIPAGGIO FIRPO PIU’ …….>> Oh cavolo! Sono da solo, SOLO!. Il momento temuto ma, sotto sotto, ora me ne rendo conto, inconsciamente atteso, è arrivato.
Mentre trainiamo l’ aliante in testata Vittorio parla, mi tranquillizza, mi ripete che, secondo lui, sono tecnicamente pronto: e sicuramente ne avrà visti di novellini. Già “tecnicamente pronto” ma psicologicamente? Mi rassicura dicendomi che mi seguirà passo passo da terra, e mi si raccomanda dicendomi: << Qualunque cosa io ti dica di fare FALLA! Non discutere, non pensarci su, fidati e fai come ti dico>>.
Le condizioni sono ottimali, una leggera brezza da nord, cielo terso, qualche cumulo comincia a formarsi solo ora. Giovedì scorso non me la sono sentita di decollare per il troppo vento, ma ora ne ho proprio voglia.
Chiudo la capottina con fatica. I diruttori? Sono aperti o chiusi: il comando è spinto in avanti, che significa? Aperti o chiusi? Sono in completa confusione. Aziono il comando: ok aperti, li chiudo e li blocco. Giro ancora un po’ la polenta con la barra, tutto è a posto, che diavolo sto aspettando? Normalmente saremmo già decollati.
Chissà perché fa più caldo del solito qui dentro. Ho le mani come due spugne, era da parecchio che non subivo la sindrome da decollo. Mi basterebbe fare un cenno per partire e, dopo, tutto verrebbe naturale, automatico. Mi devo decidere, ora o mai più.
Anche se non devo fare un’ immersione subacquea, mi iperventilo, alzo il pollice: immediatamente mi alzano l’ ala, mi sembra di scorgere un sorriso sadico sulla faccia di chi fa assistenza. Sento alla radio il trainatore ( niente meno che il Presidente del club ) che comunica alla torre la partenza, il motore va su di giri, ci siamo comincio a muovermi. Piede sinistro poi al centro, barra a destra. << non stare fermo con i piedi >>, mi sembra sentir dire da Vittorio, << anticipalo, muoviti prima di lui >>.
Lo tengo, la barra un pelo avanti, ancora qualche metro di rullaggio, poi tiro a me la barra, mi stacco. Anche il Piper si alza, lo seguo. Prima virata sinistra, i fatidici 50 metri sono superati. Provo di nuovo la tensione dei primi traini, sono concentratissimo , quasi non mi accorgo che abbiamo superato i 1000 piedi: se riesco ad arrivare alla quota di sgancio col cavolo che mi allontano: giro sulla prenotazione sino ai 600 piedi.
Borgo mi ha consigliato di sganciare a 3000: << Così hai tempo di rilassarti, guardarti un po’ attorno >>. Si ok ma dov’ è il campo? Accidenti l’ ho perso, a destra niente, a sinistra nemmeno, eppure li c’ è Novi. Panico, guardo giù …… ci sono sopra, è lì quasi sulla verticale.
Sono quasi a 3000 piedi. Mi guardo attorno: ad ovest il campo, ad est, più lontano, il fiume, davanti Pozzolo. Busso l’ altimetro, indica i 3000. E’ il momento di sganciarsi: a destra tutto libero. Guardo il cavo, tiro il pomello di sgancio e, quasi al rallentatore, vedo il cavo allontanarsi in varie volute. Viro a destra, sento il trainatore che comunica l’ avvenuto sgancio, regolo il trim e completo un 360° ( la prima manovra senza l’ impiccio del traino, indipendente e solo ).
All’ improvviso mi rendo conto che so cosa fare, che posso volare. L’ apprensione lascia il posto alla felicità, mi sento tranquillo. Cerco di voltarmi verso il seggiolino posteriore, per una frazione di secondo mi sembra di vedere Vittorio. No il posto è tragicamente, sconsolatamente, finalmente vuoto. Guardo fuori in basso, poi in alto e….. urlo.
Si però qui si scende, ho già perso 400 piedi. Faccio caso ai comandi, è veramente più sensibile con meno carico, anche il trim è più efficace e lo spingo un po’ avanti. Viro attorno al campo quando Borgo mi chiama alla radio, mi chiede se va tutto bene. Si, rispondo, a meraviglia. << vieni a sud >> dice << su Novi dovresti salire >>. Bene, mi dirigo da quella parte. Per fortuna oggi non c’ è traffico nei dintorni, Francesco e gli altri sono partiti in gruppo, mi arrivano dei frammenti di comunicazioni, sono lontani.
Si fa tardi, oggi devo tornare al lavoro, sono già le 5 passate, accidenti il mio primo volo e devo scendere. E’ il colmo. Arrivo nei pressi della ferrovia diretto a sud a 2300 piedi, altissimo, ho tutto il tempo di andare avanti e tornare indietro per la prenotazione.
Il variometro da –2 comincia a salire, arriva a zero, poi un poco più su. E adesso? Proseguo la planata ignorando il richiamo o cerco di guadagnare qualche piede? Al diavolo gli impegni. Viro a sinistra, mi è sembrato di ricevere una “ botta ” da quella parte, o forse perché mi riesce meglio virare di lì.
Faccio mezzo giro a +1 abbondante, poi di nuovo a scendere. Quando il variometro torna in positivo mi raddrizzo, conto fino a tre poi ancora a sinistra. Riprendo a salire in modo abbastanza costante, certo si potrebbe fare di meglio. Con continue correzioni risalgo fino a 3000 piedi. Come dice Puppi << l’ onore è salvo >>.
<< Borgo da Firpo >>.
<< avanti >> mi risponde ( fa piacere sentire che è in ascolto )
<<solo per dirti che ho recuperato i 3000 >>
<< abbiamo visto >> conclude.
Purtroppo si è fatto davvero tardi e devo scendere. 3100 piedi, dai ancora un giro. 3200, ancora un attimo. 3300, ok ora basta davvero. Mi costringo ad ignorare i “ punti caldi ”, plano dritto su Novi, girando qua e là sino ad arrivare alla quota per la prenotazione. << NOVI RADIO da ALPHA-MIKE in prenotazione per la 36 >> << a discrezione >> mi risponde qualcuno.
Ora viene il bello: devo atterrare. La preoccupazione torna a farsi sentire ed i continui giri in prenotazione peggiorano le cose. E’ un continuo tira e molla: ora troppo lento, poi scoordinato, il filo di lana se ne và per i fatti suoi, addirittura ne vedo due, ed io a “ rincorrerlo “ con la barra e “ calciarlo “ con i piedi. Risento Borgo che mi ricorda di non lasciare la prenotazione se non al di sotto dei 700 piedi, di andarmene via diritto per il sottovento e fare le due virate a 90° ben coordinate.
Provo a bussare l’ altimetro che scende di colpo a 700 piedi, bene, termino la virata e via.
<< NOVI RADIO da ALPHA-MIKE in sottovento 36, segue base finale >> aggiungo per togliermi il problema delle comunicazioni radio: non mi piace usare il telefono figuriamoci una radio ricetrasmittente. Ma trasmetterà davvero, e qualcuno riceverà qualche cosa?
<< ricevuto: unico traffico >>. E meno male.
Eseguo gli ultimi controlli: provo i diruttori: ok, gli strumenti a posto anche loro, altimetro bussato.
Mi volto a sinistra, verso il campo, mi trovo più o meno nel punto dove virare per la base, ho appena incrociato il viale alberato. L’ anemometro indica i 95 kmh. Viro a sinistra di 90° la mano già sui diruttori.
Lontano, a sinistra, ecco la testata pista, 100 kmh la velocità.
Non c’è molto tempo, altra virata a sinistra fino a portare il muso nella sua direzione.
Apro i diruttori, non completamente, voglio vedere che effetto hanno. Sono alto, un po di picchia, la velocità è sempre intorno ai 100 kmh. La pista è lì davanti ma, un momento, che ci fanno le balle di fieno così vicine al bordo pista? E la recinzione? Non dovrebbe essere lì. I cinesini dove diavolo sono? Chi li ha tolti?
Oh no! Quello è il contro pista, non posso atterrare sulle macchine. Almeno non la prima volta.
E’ stata solo una frazione di secondo ma che paura. Correggo leggermente a sinistra, ecco il centro pista marrone di erba bruciata dal sole e dai continui decolli ed atterraggi: cinesini a sinistra, cinesini a destra. Ok tutto regolare.
La velocità è buona, un po’ di piede per correggere la traiettoria, bene ormai la pista è mia, non mi scappa più.
Ancora pochi metri, tiro leggermente la barra, forse con un po’ d’ anticipo. Guardo lontano, a fondo pista. Ecco che tocca, un leggero rimbalzo ed eccoci di nuovo a terra. A destra vedo sfilare i carrelli degli alianti, un po’ di piede destro per liberare , barra a sinistra: non voglio far toccare l’ ala.
I movimenti sui comandi si fanno sempre più ampi. Ancora piede destro, sono sempre più lento. L’ ala destra tocca l’ erba. Sono fermo.
Mi guardo attorno, sono proprio davanti all’ hangar. Apro la capottina, resto ancora un attimo seduto, non mi sembra vero, ho sognato.
E’ da parecchio che non mi sentivo così.
Non trovo le parole per esprimere quello che stò provando, è un momento magico, forse irripetibile nel suo genere, anche se credo che questo sia il primo passo di una lunga escursione lontano da terra.
C’e’ una frase che mi è rimasta impressa nella mente ( e questo mi accade di rado ) che ho letto non so più dove, e nemmeno ricordo chi l’ abbia scritta, e perché, che dice:
<< sempre più in alto voglio salire, sempre più in là voglio vedere…. >>
F.F.
