Racconti
Week-end di settembre
una mattina di Settembre
14 Settembre 2008,
Cosa ci faccio a bordo di questo strano velivolo zeppo di gente? mentre plana, nell'aria calma di un laminare d'alta quota, molto... molto, sopra il mondo.
Finalmente riconosco i passeggeri: davanti a me il viso di Dino, sorridente come sempre, accanto, lo sguardo sicuro di Vittorio alla guida del velivolo. Non siamo soli, c'è anche una specie di astronauta, tutto fasciato in una tuta argentata da cui spuntano cavi elettrici, certamente collegati a batterie supplementari... assomiglia a Jean-Marie, ma potrebbe essere anche Marco.
Intorno a noi il cielo è quasi buio e la debole luce, diffusa dalla capottina, dipinge d'azzurro ogni cosa, mentre un altimetro folle scandisce la salita, ormai prossima alla stratosfera.
Ho freddo ai piedi (come sempre), ma sono stupito di essere l'unico; il buio ci avvolge, unito ad un silenzio magico, surreale, per nulla disturbato dalla folla di amici che sorride senza proferir parola.
silenzio, freddo... freddo e silenzio... e infine... mi sveglio.
Lentamente il pensiero coerente si riprende il suo spazio,
Il lenzuolo è arrotolato ai piedi e il leggero brivido mi aiuta a destarmi del tutto; con un braccio, a tentoni, agguanto un lembo e mi copro, recuperando una piacevole sensazione di tepore.
Il cuscino portato da casa, al posto dell'insopportabile salsicciotto locale, ha fatto il suo dovere e mi accorgo di aver dormito alla grande, forse dalle dieci della sera precedente, dopo la serata fantastica trascorsa in compagnia degli amici.
il silenzio regna sovrano, non si sente alcun suono tra le pareti della stanza e oltre. Provo a cogliere qualche segno di vita proveniente dalle camerette vicine, ma non vengo soddisfatto, che sia troppo presto ?
Apro un occhio e nel giro di pochi secondi, la mia vista si è perfettamente adattata alla poca luce, filtrata dal profilo della porta che dà sul prato esterno.
La stanza prende forma, i posters con gli alianti, fissati alle pareti con le puntine da disegno, la branda accanto alla mia, ancora rifatta, su cui troneggia un casino di vestiti, calze usate, biancheria e la mega borsa zaino con cui sono arrivato ieri.
In fondo alla stanza, la luce intorno alla porta ora sembra più viva, o forse sono io che mi sono abituato al buio, in ogni caso non riesco a capire cosa nasconda. Ricordo con preoccupazione la previsione triste di ieri, i tuoni della sera precedente, l'avvisaglia di un temporale che non ho poi sentito scatenarsi in nottata.
Ora però regna il silenzio e la luce, sempre più decisa, mi invita ad alzarmi e scoprire la nuova giornata.
E' fatta... mi alzo e con una finta indifferenza mi avvicino alla porta, forzo la persiana esterna che rumorosamente si schiude.
In un attimo sono fuori, aggredito dall'aria frizzante del mattino; mi muovo deciso, per nulla infastidito dalla temperatura aggressiva e avanzo sul prato dinnanzi alla camera. Questo freddo mi piace, mi fa sentire vivo e, insieme al cielo del mattino, mi augura il buongiorno.
...e il cielo, ancora una volta, è BLU! un blu intenso e pulito, solo in qualche punto pennellato da piccoli baffetti bianchi.
In questa mattina di metà settembre, l'aria nuova è già una promessa,
in questa mattina di fine stagione... mi sento bene, io, il cielo e il prato di Fayence.

FS
