Esami 14 Agosto 2006


Una vigilia fuori…dal Comune!!

Lunedì 14 Agosto 2006, Riviera di Levante. Un caldo letto in una mansarda a due passi dal mare. Suona la sveglia (ne avevo messe due per sicurezza). Sono le 4.30 del mattino.

La mia dolce compagna si desta per un momento e mi sussurra “…Ma sono le quattro e mezza? Vai a quel paese tu e i tuoi amici!”, ma prima di girarsi dall’altra parte mi dà un bacino e mi ripete per la quattrocentesima volta di “stare-attento-e-in-bocca-al-lupo-ma-non-potevo-dedicarmi –ai-tornei-di-briscola-o-al-limite-al-ping-pong?”.

Mi alzo, prelevo il “pacco abbigliamento” (calze, scarpe, pantaloni, maglietta, occhiali, cappello) che avevo previdentemente approntato la sera prima, afferro lo zaino contenente documenti, chiavi, telefonino e tutto il necessario per il volo…ed esco di casa in mutande, vestendomi sul pianerottolo per non svegliare nessuno. Una volta in strada guardo il cielo, lo vedo sereno e pieno di stelle, mi esibisco in un gestaccio trionfale, salto in macchina e…via verso Novi!

Oggi è il grande giorno: dopo all’incirca ventiquattro rinvii, tremilasettecento SMS, duecentosettantotto telefonate, diciannove telegrammi, sette fax, due lettere minatorie e un pacco-bomba all’ENAC sembra che OGGI Stefano, Massimo ed il sottoscritto riusciranno a sostenere il tanto bramato esame di pratica. Per rendere le cose un po’ più “succose”, però, la sede d’esame sarà Foligno, buen retiro del Comandante Laureti, il nostro Esaminatore Designato, che ha indicato oggi – la vigilia di Ferragosto! -  come unica e ultima data utile prima delle sue ferie; dopo, chissà.

Grazie al generosissimo Vittorio (“Ma chi me l’ha fatto fare?”, si sarà chiesto mille volte) abbiamo a disposizione il TB-10 I-ODKF (subito ribattezzato…censura! – chiedere direttamente all’Autore) con il quale voleremo fino a Foligno; tempo previsto poco meno di tre ore, da qui la decisione del turpe appuntamento antelucano delle 06.15.

Alle 5.45 mi fermo all’autogrill dei Giovi: doppia brioche con cappuccino, giusto per mantenere la linea. Alle 6.10 entro nel parcheggio dell’Aeroclub e mi guardo intorno. Sono il primo? Mentre osservo la pista illuminata dalle prime luci dell’alba vedo una tenda montata a fianco del distributore di benzina: imbacuccato come un keniota in Antartide sporge la testa Massimo, che impiega un paio di minuti per mettere a fuoco i dintorni, poi esce a salutarmi. Non si sa perché, parliamo sottovoce.

“Vittorio è arrivato ieri sera, e ha dormito in roulotte” mi sussurra il Campeggiatore; per cercare di capire se è già sveglio, o per svegliarlo senza grossi traumi, ci avviciniamo in punta di piedi al mezzo per carpire qualche rumore: niente. Giriamo intorno alla roulotte: la porta è socchiusa; guardiamo dentro e vediamo tutti i vestiti di Vittorio belli in ordine sul tavolino.

Delle due l’una: o il nostro Istruttore Emerito è impazzito e sta correndo nudo come un verme per le pianure del Basso Piemonte o – come forse più giustamente suggerisce Massimo – è andato in bagno dentro l’hangar. Mentre stiamo organizzando un giro di scommesse clandestine su questa vicenda, un rumore di motore ci conferma che anche il terzo Aspirante-Comandante è arrivato.

Recuperato Vittorio, che si è cimentato in una rasatura a contropelo che neanche i tosatori australiani, e ora è liscio come il culetto dei bimbi della Pampers, apriamo le porte dell’hangar (o per meglio dire stramazziamo tentando di farle scorrere sui binari) e cominciamo il puzzle degli aerei: “Allora, tira fuori il Dimona anzi no mettilo lì a lato, sposta lo Stinson fuori a destra sul piazzale…ecco, ora il Robin fallo ruotare di 77° a sinistra ATTENTO AL TIMONE DEL GITO!…ora alza l’ala del LimaLima...un po’ a destra…passa rasente l’IDOT…caz…che testata! Fermati lì. Tu prendi il KiloFox, tiralo fuori…ecco ora rimetti a posto IDOT, LimaLima, Gito…”, e così via fino ad una soddisfacente disposizione finale. 

Si richiudono i Portali, un rapido ma esaustivo controllo al TB-10, un po’ di benzina “meglio pieni che rotti” e siamo pronti per il “boarding”; la sorte mi favorisce come passeggero del sedile anteriore. “Via dall’elica”, doveroso riscaldamento, rullaggio, strumenti azzerati, palmare settato, telefonini pronti a filmare l’evento, e alle 07.23 ci stacchiamo dalla 36 diretti verso Foligno.

Qualche deviazione per evitare temporalucci in formazione, Vittorio che ci spiega tutti i “piloni” che vengono normalmente utilizzati in gara (ma ci arriveremo mai noi, fin qui, senza motore?), paesaggi che ci scorrono rapidamente sotto la carlinga, macchine incolonnate in autostrada che si beccano i nostri gestacci, cumulonembi minacciosi “seminati” con perizia, un passaggio radente su Perugia… e ben presto ci appare l’aeroporto di Foligno con la pista asfaltata nuova nuova di prossima inaugurazione (primi di Settembre). L’esordio non è dei migliori: dopo ripetute richieste di contatto sui 119.50, Vittorio fa spallucce e atterra per la 35; radio muta anche durante il rullaggio verso gli hangar, mentre un capannello di persone a terra ci guarda come dire “Ahò, e questi, cheffanno cchevvonno…checcaz…?”. Entrati sul piazzale di cemento, disponiamo l’aereo sui segnali e fermiamo il motore. Non appena aperto il portello, ci viene incontro un tipo che ci mostra una radio e la oscilla come dire “Ecché, n’c’avete una de queste?”. Vittorio, serafico come un serafino, 

dice “Centodiciannoveecinquanta?” e si becca uno sbuffante “…ecinquantacinque!” che sottintende senza dubbio un “…e all’anima de li mortacci vostri”. Altre spallucce.

Scendiamo e cerchiamo di darci un contegno. Quasi subito notiamo che qui il Direttore della Scuola nonché Istruttore Capo è una Istruttrice, e anche abbastanza come dire…volabile! Ci dirigiamo infatti sorridenti verso di lei per conoscere…tutti i segreti dell’aeroporto e degli alianti su cui vola, e per poterne apprezzare da vicino sia la preparazione che la presenza in linea. Giusto per guastarci il momento ludico ci viene presentato il Comandante Laureti, che decide di non perdere tempo e ci ingiunge di andare nell’hangar a prendere l’aliante che utilizzeremo per la prova pratica. Seguiamo un volenteroso pilota-schiavo del Club, che ci guida dentro un capannone in lamiera ondulata convenendo con noi sulla…preparazione dell’Istruttrice ma riconoscendole anche un caratterino definito “di tutto rispetto”; ad un tratto solleva un velo polveroso e ci rivela…un ASK 13 decrepito, in confronto al quale il nostro Lima Lima è un gioiello da collezionisti. La tela del rivestimento è consumata oltre ogni dire, tutti i tagli/screpolature/buchi sono stati  riparati con grossolane pezze di vetroresina, applicate probabilmente da un muratore schizofrenico con il morbo di Parkinson.

Massimo nel frattempo immortala l’avvenimento con telecamera e macchina fotografica digitali; è da questa mattina alle 06.15 che non le spegne, ed ha già raccolto materiale sufficiente per quattro documentari naturalistici e due siti per voyeur.

Bene o male riusciamo a trascinare quel che rimane dell’ASK 13 in linea; in ordine rigorosamente alfabetico il primo a salire è Stefano Ferrando. Laureti è già seduto, imbragato e imparacadutato, e suda come una salsiccia sulla graticola; fa ampi cenni di sbrigarsi al pilota trainatore. Il pilota tende il cavo e a metà pista piazza il Robin in “candela” e decolla in verticale da vero bastardo; i cigolii del povero aliante si sentono fin da terra, ma Stefano non si lascia sorprendere più di tanto. Osserviamo la fase di traino, lo sgancio, le manovre previste e ben presto il sottovento, la virata in base e l’atterraggio in testata pista 17. Il sorriso a 124 denti del nostro “commilitone” non lascia spazio a equivoci. Promosso!

Massimo filma. Quando non filma, fotografa. Uno stoico dell’obiettivo. Osservo però che controlla ripetutamente una spia della telecamera. Mah…

Tocca a me. Mai pilotato un ASK 13, neanche sul simulatore del computer. Prendo posto e cerco immediatamente di regolare la pedaliera; niente, bloccata a metà corsa. Laureti mi dice “Ah sì, questa più giù non va!”. Cerco almeno di mantenere un contegno: mi tolgo con classe il ginocchio dalla bocca, effettuo tutti i controlli di rito ad alta (e un po’ stridula) voce, chiedo conferma al Comandante e chiudo il cupolino, che mi sbatte sul cranio. Tutto si svolge a velocità triplicata: il traino è già lì? Ma sono io con il pollice in alto? Caz… ci stiamo muovendo! E questa barra là in fondo? Dove cade l’ala? I pedali mi sembra di averli sotto il sedere! Perché non si alza? Ah è vero…la barra va tutta indietro! Acc…si alza troppo! Dritt..dest…sinist…CALMA!  E di colpo sono dietro al traino. Chiedo scusa a Laureti per il decollo non troppo ortodosso, ma lui mi rincuora paterno, riconoscendo che “Questo aliante fa un po’ schifo”.

Sganciamo e dopo aver eseguito senza intoppi le manovre richieste, Laureti mi dice di fare quel che voglio basta che atterri in testata pista per non perdere tempo con traini a terra. Calcolo il vento (forte, da Sud), la penetrazione all’aria di questo oggetto volante (probabilmente pari ad un cubo di Eternit ondulato), mi dirigo quasi subito sottovento, faccio l’annuncio radio e comincio a pensare a quando virare. Laureti mi dice “Io virerei adesso perché altrimenti non arriviamo in pista”; mi permetto di borbottare “Secondo me siamo un po’ altini, ma lei conosce senz’altro meglio sia le condizioni dell’ambiente che questo aliante” ed effettuo la virata in base. Siamo alti. Mi sembra di vederlo sorridere, il Comandante dice “OK, avevi ragione tu, siamo alti; facciamo così, sei promosso ma porta giù questo affare in testata pista!”. Fuori tutti i diruttori, una bella picchiatona a 130, richiamata appena in tempo, chiudo-un-pochino-i—diruttori-perché-sennò-caz..-non-ci-arrivo e… sbam! La macchina quasi-volante si arresta di fronte agli astanti.

Stringo la mano al Comandante che mi conferma la promozione, firmo il rapporto con mano tremolante e lascio il posto a Massimo che, trattenendo una lacrima, mi confida “Con il tuo atterraggio – peraltro incompleto - è finita la batteria della telecamera! Sigh!”; si siede e decolla più veloce della luce.

Povero Massimo! Ha filmato anche i ragni dell’hangar di Novi e ora non può avere una prova visiva del suo volo d’esame. Durante il suo traino massaggio la batteria, me la scaldo tra le mani (provo anche altri posti notoriamente più tiepidi, ma non ditelo a Massimo!) e proprio mentre il pseudo ASK 13 si presenta in base per l’atterraggio provo ad accendere la telecamera. Miracolo! Un frammento di atomo di Volt mi fa la grazia, il display si illumina e riesco ad immortalare il contatto con il terreno (parlare di “atterraggio” è forse un po’ troppo…) del nostro amico giusto in tempo prima che tutto si spenga definitivamente con un suono di Game Over.

Rimandiamo i festeggiamenti, accettiamo le congratulazioni di tutti, ci rechiamo in segreteria a pagare i voli (con l’importo dei quali avremmo potuto donare un nuovo aliante al “Fulvio Padova”), e senza por tempo in mezzo ci rituffiamo sul TB-10 pronti ad affrontare il volo di ritorno, con un morale decisamente alle stelle. Questa volta la radio è opportunamente sui “…cinquantacinque” e KiloFox saluta Foligno e decolla per la 17. 

Una volta in volo, Vittorio ci confida che per non precipitare sulle Alpi Apuane forse dovremo fermarci tipo a Lucca o giù di lì per fare benzina. Decidiamo di arrivare a Borgo San Lorenzo, sede dell’Aeroclub Volovelistico Mugello. Abbiamo anche un pochino di fame. Massimo e Stefano non hanno neppure fatto colazione, e le mie brioche sono ormai un lontano ricordo.

Appena entrati nella valle dove dovrebbe trovarsi l’aviosuperficie veniamo salutati da un bel temporale e, dopo una dozzina di 360° a bassa quota che neanche il Barone Rosso, Vittorio riesce ad atterrare tra gli acquitrini e la fanghiglia; veniamo salutati da alcuni membri anziani (tipo che non si reggono in piedi: uno trema così tanto che lo tengono ancora come socio solo per fargli fare le oscillazioni d’ala per le 100 ore degli alianti) che contattano gentilmente l’aeroporto di Tassignano per conoscere la meteo. Là sembra sia buona, allora chiediamo se ci possono vendere un po’ di benzina, giusto per volare fino a Lucca senza patemi; dopo un paio di “No, assolutamente…anche se...però…forse un pochino…vediamo come…va beh dai una ventina di litri ve li possiamo dare!” ci riempiono una tanica di avio, vendendocela ad un prezzo che in un aeroporto normale sarebbe bastato per il pieno del Concorde.

Decolliamo in un trionfo di schizzi di fango e giriamo la prua verso Lucca, dove atterriamo finalmente su una splendida 28 asfaltata.  Rulliamo fino al distributore e “facciamo il pieno”, per pagare il quale cerchiamo inutilmente di vendere il nostro corpo sulla Tangenziale; alla fine utilizziamo una dozzina di carte di credito e ben presto stiamo sorvolando la costa in prossimità di Marina di Carrara. Il tempo sui monti sembra ancora “bello preso”, così costeggiamo fin quasi a Genova, dirigendoci poi per l’interno verso Novi; come in un sogno finito bene intravediamo l’Italsider e dopo qualche minuto l’ultima virata per la 18 ci deposita sul piazzale.

Un’altra partita di Domino Aeronautico “togli questo metti quello sposta l’altro”, e il fragore delle porte chiuse ci conferma la splendida realtà! Siamo Piloti! In un torrido 14 Agosto, dopo quasi sei ore di volo, praticamente a digiuno e belli disidratati, un mal di testa feroce per la fame, la tensione, il volo, il vento, la fatica…ma siamo Piloti!.

Non ci sono parole per ringraziare Vittorio: quello che ha fatto va ben al di là dei normali “doveri” di un Istruttore, ma surclassa anche quello che parecchi “amici” sarebbero stati disposti a fare. Qui si parla di entusiasmo, di eccezionale disponibilità, di una vera e reale volontà di assistere e seguire persone che si sono affidate a lui confidando nella sua abilità; si parla però soprattutto dell’Umanità che ha dimostrato sempre e ovunque: in linea, trainando, spiegando, cazziandoci, volando con noi, riparando, controllando, portandoci lentamente per mano durante un’ideale evoluzione da poveri Bipedi Terricoli ad estasiati Uomini Volanti.

Parafrasando il celeberrimo “Ufficiale e Gentiluomo”, quindi, lanciamo idealmente in aria i nostri cappelli urlando:

“Evviva Vittorio Borgo che ci ha fatto spuntare le ali!”

Ringraziamenti

 Un Grazie a Massimo Vigliotti per il video e le foto ripresi durante questo Viaggio Iniziatico; ne ho tratto un DVD che può essere visionato “su appuntamento”. 

 Grazie inoltre a Stefano Ferrando per averci creduto fino in fondo, insistendo e coinvolgendoci tutti quanti (noi tre…) in un martellamento telefonico e verbale indirizzato a moltissimi soggetti (Vittorio, Segreteria, Presidente, ENAC, Aeroclub…)  passibile a tratti di sfociare in reati di Reiterata Molestia punibili dal Codice Penale.

Un altro Grazie al Presidente ed alla Segreteria dell’Aeroclub Fulvio Padova, oltre ovviamente agli altri Soci; senza una collaborazione combinata di tutti, semplicemente, non ce l’avremmo fatta in tempo.

 …E per buon peso, ancora un GRAZIE a Vittorio.

 Ci incontreremo tra i cumuli, adesso… 

Stefano Lasagna

 

N.B.: A parte gli elogi finali a Vittorio ed i ringraziamenti vari, veri più del Vero, il presente articolo è stato scritto con evidenti intenzioni satiriche. E’ sola responsabilità dell’Autore se qualcuno si dovesse ritenere offeso da qualche parola, frase o situazione; sarà però sola responsabilità dell’Offeso quella di non essere stato in grado di discernere tra la voglia di ridere e far ridere, magari un po’ sopra le righe, ed una reale volontà offensiva o polemica.

 

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